In tutta Italia in queste settimane si susseguono scioperi, blocchi e manifestazioni spontanee, trasversali alle categorie produttive. Un movimento a forte protagonismo giovanile che sta acquisendo sempre più spazio, a causa della crescente opposizione popolare alla classe politica e all’aumento del costo della vita. Piuttosto che concentrarsi sulle rivendicazioni e sul significato politico del fermento sociale che sta attraversando il territorio da Nord a Sud, però, la narrazione mediatica ha puntualmente criminalizzato le manifestazioni delle grandi città come Milano, Torino e Bologna, nelle quali si sono avuti scontri con le forze dell’ordine e attacchi ai punti vendita di marchi di lusso e multinazionali. Si è parlato di danni ingenti e di minaccia alla sicurezza nazionale, con il solito tentativo di dividere il movimento in “buoni” e “cattivi”; contemporaneamente sono quasi del tutto state offuscate dal racconto mediatico le proteste di agricoltori, autotrasportatori, pescatori che hanno interessato Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. Addirittura il governo ha parlato di presunte “infiltrazioni della criminalità organizzata” dietro ai blocchi: il solito paradigma che le classi dominanti utilizzano all’occorrenza per accusare i movimenti e frammentare la solidarietà.

Ma la verità è un’altra: il blocco del comparto della logistica e del trasporto ha coinvolto in pochi giorni autotrasportatori, corrieri, lavoratori dei mercati e della grande distribuzione, causando quasi 40 milioni di euro di danni, supermercati con scaffali vuoti in tutta la Sicilia, manifestazioni spontanee e presidi a oltranza all’ingresso delle maggiori città siciliane. Un danno ben maggiore di quello causato dalle vetrine spaccate a Milano, che tutto l’arco delle forze parlamentari ha prontamente condannato.

Insomma pratiche diverse, soggetti differenti, ma stesse rivendicazioni stanno attraversando le piazze italiane e siciliane.
In Sicilia, territorio che oggi viene utilizzato come colonia interna allo stato italiano per la produzione energetica, l’estrazione di risorse, l’impianto di basi militari e lo sviluppo di strutture carcerarie e CPR, data la sua posizione strategica nel Mediterraneo, le mobilitazioni degli autotrasportatori sono state prontamente cooptate dalle forze di governo. Infatti una delle sigle principali di categoria ha ottenuto un accordo-farsa con il ministro dei trasporti Matteo Salvini. Un patto che promette crediti d’imposta alle grandi aziende dei trasporti e promuove lo stanziamento di risorse che già erano state allocate ma mai assegnate, senza al contempo risolvere le problematiche dei lavoratori o programmare un taglio delle accise per ridurre effettivamente il costo del carburante in modo generalizzato.

Insomma un accordo che ha concesso delle briciole ma non ha spento la rabbia popolare: il 21 ottobre, la sera stessa della firma del patto con il governo, sia a Palermo che a Catania ci sono state manifestazioni spontanee e i blocchi sono proseguiti fino all’indomani, quando il governo tramite anche l’intervento dei sindacati confederali1 ha forzato l’interruzione delle proteste, minacciando denunce e intervento dell’ordine pubblico. Nessuna proposta concreta da parte del governo oggi per risolvere la spirale sempre più critica e stringente di rincari ed aumento del costo dei carburanti. Anzi, le scelte della classe politica in termini di appoggio incondizionato agli USA nella loro guerra all’Iran e di finanziamenti per riarmo e industria bellica non fanno altro che accentuare una tendenza alla crisi permanente ormai inguaribile di questo sistema economico. Per il momento, i blocchi e gli scioperi sono stati interrotti, ma la mobilitazione attualmente si sta riorganizzando con l’occupazione delle scuole da parte degli studenti, che hanno preso parola in appoggio alle istanze degli autotrasportatori e agricoltori, e la nascita di comitati popolari contro il carovita.

Nelle prossime settimane, in occasione degli scioperi generali del 30 ottobre e del 20 novembre, la saldatura tra le lotte dei giovani e dei lavoratori contro la guerra e il carovita è una delle scommesse più significative che potrebbe permettere di conquistare diritti e spazi di legittimità contro una classe politica sorda alle necessità dei territori e un modello di sviluppo sempre più ingiusto e distruttivo.2


  1. 21 Ott 2026, Cgil, Cisl, Uil Campania: “Sia tutelata la circolazione dei beni essenziali“. ↩

  2. Organizzati e indetti rispettivamente dall’USB (Unione Sindacale di Base) e dalla CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro). ↩


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Members of Centro Sociale ExKarcere Palermo

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